giovedì 3 giugno 2010

1) La Caduta dell'Università....???

Le iscrizioni all'Università in questi ultimi anni hanno subito un brusco calo e questo è un dato di fatto. I dati Istat: evidenziano come in appena due anni, mentre il numero di studenti italiani che hanno conseguito il diploma è notevolmente cresciuto, il numero degli iscritti alle università è sceso del 4,4%. L'istat e il Ministero dell'Istruzione confermano infatti che il numero di studenti promossi all'esame di maturità è aumentato in maniera consistente e che contrariamente gli ingressi all'università sono diminuiti. Nel corrente anno accademico, rapportando gli immatricolati con i diplomati dell'anno precedente, solo due studenti su tre (il 67 per cento) hanno scelto di proseguire gli studi dopo la scuola. Due anni fa la percentuale era superiore: oltre il 75 per cento. Ma la perdita di interesse a proseguire la carriera formativa universitaria che cause può avere alle sue spalle? E' vero che gli atenei, la formanzione all life learning, la laurea, non attraggono più i giovani?
Sicuro è che la promessa di un futuro lavorativo adeguato e congruente al titolo di studio conseguito sembra non poter essere mantenuta e per tutta risposta si ripiega altrove.
Parlando attraverso i numeri possiamo vedere che gli immatricolati nell'autunno nel 2006/2007 sono stati 326.500, nel 2008/2009, 312mila. Guardando l'anno in corso, 2009/2010 siamo a 30.662 immatricolati all'Università, quindi effettivamente il calo è una realtà e bisogna vedere se il fenomeno è progressivo. Ci si dovrebbe preoccupare del tipo di formazione e del grado di istruzione che gli studenti italiani conseguono, delle anomalie del sistema istruzione Italia, di un confronto costruttivo con gli altri sistemi formativi europei e non, per poter porre rimedio alla situazione.
Se prendiamo in considerazione la Facoltà di Statistica, facoltà scientifica per eccellenza e quella di Scienze della Comunicazione, umanistica per antonomasia, il calo risulta importante in ugual misura o no? I dati ci mostrano che:
-La prima vede il numero di immatricolati calare in modo molto lieve sia dal punto di vista delle immatricolazione sia per quanto riguarda il rinnovo all'iscrizione agli anni successivi.
-La seconda vive una situazione più "drammatica": le immatricolazioni alla facoltà sono passate dalle 1208 dell'anno accademico 2007-08, agli 833 di coloro che si sono iscritti al corso di laurea quest'anno. Cala anche il numero di coloro che continua il percorso formativo: dai 5671 dell'anno accademico 07/08 ai 4080 dell'anno corrente. E qui i numeri sono significativi ed esplicativi della corrente in atto. La contrapposizione tra le possibilità lavorative promesse da una formazione sociologica/umanistica e quelle concrete offerte da un percorso scientifico/tecnico fanno sempre più la differenza! Infatti anche la Facoltà di Sociologia soffre sia nelle immatricolazioni che nelle iscrizioni agli anni successivi, mentre il complesso di Facoltà riunite sotto la grande denominazione di Scienze matematiche,fisiche e naturali, vede i suoi numeri rimanere costanti. Rispetto al 2007/08, nell'anno accademico 2009/2010 calano gli iscritti ad Architettura, Giurisprudenza, Ingegneria, Lettere, Psicologia,Scienze politiche, mentre sono in aumento le iscrizioni ad Economia, Farmacia, Medicina e chirurgia, Studi orientali. Ed ecco che accanto alle materie scientifiche, acquista sempre maggior valore la conoscenza delle lingue. A monte della scelta universitaria dello studente, il grande quesito: "studio quello che, mi piace" Vs "studio ciò che mi farà lavorare", and the answer my friend is blowing in the wind.
Ma al di là di situazioni e scelte personali, ci si dovrebbe chiedere qual'è la situazione delle Università italiane?? Quali sono le problematiche che la affliggono? E' o può essere un punto di eccellenza?
..poche righe per esporre un grande problema.. Le facoltà si presentano come scadenti dal punto di vista strutturale, le risorse tecniche e logistiche sono limitate e scarse e ne risente la didattica e l'insegnamento, di conseguenza lo studente. I finanziamenti se/quando arrivano non possono porre soluzioni definitive alle grandi lacune (IlSolo24Ore). Viene penalizzata la ricerca, viene negato lo sviluppo delle potenzialità degli studenti e non si fornisce un'opportunità lavorativa importante, collegata al proseguimento della carriera universitaria. Tutto ciò è strettamente collegato alla scarsa meritocrazia che domina nell'ambito delle carriere universitarie, come in molti altri ambiti del sistema italia (ad esempio nella P.A, ma questa polemica lascia il tempo che trova).
Date tali premesse, si potrebbe pensare che la tanto appellata fuga dei cervelli, sia una realtà concreta auspicabile per i giovani d'oggi!
E' in fuga dall'Italia il 7% dei laureati/dottori, ma i dati ci dicono che l'Inghilterra vede lasciare la terra natia ben il 15% dei suoi giovani e l'Irlanda saluta un laureato su quattro. Ma i giovani di questi Paesi, dove vanno? In Italia? Se andiamo a considerare i dati contrari, questi ci dicono quanto la nostra Italia vale per gli stranieri: nel regno Unito 16 laureati su 100 arrivano dall'estero; in Irlanda il 18%! In Svizzera o Canada, i cervelli stranieri sono 1 su 4.
In Italia siamo al 6%, la metà della media OCSE.
Quindi: esportiamo meno competenze all'estero e siamo incapaci di attirare competenze.
E' chiaro che affrontare una problematica del genere, che fonda le sue origini nella radicata e non felice situazione italiana, significherebbe porsi il problema cercando una soluzione che comporterebbe finanziamenti, attenzione alla ricerca, ai contenuti, alle esperienze, miglioramento delle strutture e dell'ambiente organizzativo, per competere con gli standard internazionali ma soprattutto per promuovere una formazione italiana di qualità.

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